Parole fiorentine #2

Sappiamo tutti che c’è una certa continuità fra il fiorentino e l’italiano; ma spesso notiamo che la medesima parola si è conquistata una popolarità e dei significati enormemente diversi, in queste due realtà – tanto da rivelare con sicurezza la provenienza di chi la usi. È il caso delle tre parole che vi proponiamo oggi: desuete in italiano, quotidiane in fiorentino.

Calìa

“Tu se’ una calìa!” Con questa espressione, così comune nelle bocche dei nostri genitori e dei nostri nonni, si intende apostrofare una persona particolarmente fastidiosa, noiosa, capricciosa. Originariamente calìa indicherebbe le piccole scaglie di metallo che si staccano durante la lavorazione dei preziosi – e l’etimologia la vuole derivata dal latino cadivum, cioè cadente, forse con una sovrapposizione con calare. Per estensione la calia diventa la cosa di scarso valore, e più comunemente la persona che si attacca a ogni minuzia e si lamenta per ogni piccolezza.
Una parola popolare derivata da quei mestieri artigiani che hanno fatto e fanno la grandezza di Firenze.

Sortire

Mente in italiano questa parola ha un significato comune più prossimo all’ottenere – pensiamo al sortire una reazione, un effetto – a Firenze prevale decisamente quello che sarebbe un significato secondario, cioè uscire. In latino sortire significava uscire in sorte, ma l’estensione al semplice uscire è documentata già a partire dal XII secolo.
Il sortire, comunque, non è un uscire geometrico: trasmette il senso di un movimento energico, vitale. Con un esempio, quella del cane che sorte dal cancello è senza dubbio un’immagine dipinta con colori più accesi rispetto a quella del cane che ne esce.

Ganzo

A Firenze niente rimane della sfumatura spregiativa che ganzo, nel significato di amante, dovrebbe avere in italiano – anzi. Sembra che il ganzo sia simbolo di ogni qualità positiva immaginabile: così è ganza la persona affascinante, divertente, dritta, quella che sa il fatto suo, e anche ogni cosa che suscita ammirazione o apprezzamento.
L’origine di questa parola è da andare a ricercare nel latino medievale gangia, cioè meretrice (no, non c’entra niente con l’altra gangia), derivato dal latino classico ganea, donna di taverna; qualche studioso ipotizza poi che questo termine provenga dal persiano gärgänğä, donna lasciva.
Sta di fatto che evidentemente a livello culturale la figura del ganzo o della ganza è stata particolarmente apprezzata – almeno nella nostra città, visto che abbiamo fatto di una parola desueta e spregiativa l’archetipo di tutto il buono e il bello.

Vi aspettiamo mercoledì prossimo con tre nuove parole fiorentine!

Sei un appassionato di fiorentino? Scopri subito tante altre parole fiorentine!

Credits: Jorge Quinteros

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    Fiorentino, scrittore, dottore in giurisprudenza. Da grande farò il cavaliere.

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